| La 194 nel mirino |
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| Scritto da Anna Pullace | |
| domenica 24 febbraio 2008 | |
Non è la prima volta, da quando è stata emanata 30 anni fa, che la legge sulla regolamentazione dell’aborto si trova nell’occhio del ciclone. Negli ultimi giorni si è intensificato il dibattito su tutti i fronti, politico, sociale e culturale, ci sono stati attacchi da parte della Chiesa cattolica, prese di posizione di medici, manifestazioni di piazza in sua difesa e, addirittura, la nascita di una lista elettorale per contrastare questa legge.
In Italia il primo disegno di legge in materia di aborto risale al 1973, quando, dopo ampi dibattiti e richieste dei movimenti di emancipazione femminile, si cominciava a prendere coscienza che il fenomeno dell’aborto clandestino, praticato da secoli, aveva assunto proporzioni tali da dover essere disciplinato dal punto di vista normativo. Il 18 maggio 1978, dopo un travagliato iter parlamentare, fu approvata la legge n. 194 che cercava di conciliare l’esigenza di autodeterminazione delle donne, consentendo, in determinate condizioni, l’interruzione volontaria della gravidanza, con le esigenze cattoliche, prevedendo il diritto dei medici all’obiezione di coscienza. Con i 22 articoli che regolano l’attuazione delle “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” il legislatore si proponeva di favorire la procreazione cosciente e responsabile, di aiutare la maternità e di tutelare la vita umana fin dall’inizio, sottolineando che l’interruzione volontaria della gravidanza non deve essere usata come strumento di controllo delle nascite.
Nel 2005 Pierferdinando Casini, allora presidente della Camera, autorizzò un’inchiesta parlamentare sullo stato di attuazione della legge. La commissione Affari Sociali rilevava un calo, dal 1978, del 41,8% del numero degli aborti, riscontrando una diminuzione del ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza tra le donne italiane e un aumento tra le extracomunitarie. Il risultato principale è, comunque, la drastica riduzione dell’aborto clandestino, purtroppo ancora oggi diffuso tra le extracomunitarie. Sul tema hanno voluto dire la loro anche i medici della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo), che, riunitisi ieri a Roma, hanno stilato un documento in difesa della legge 194, ritenendola solida e moderna, quindi da sostenere “incrementando l’educazione alla procreazione responsabile e il supporto economico e sociale alla maternità soprattutto in quelle aree dove il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza resta alta, quali ad esempio adolescenti e immigrate”. E’ importante sottolineare, con il presidente della Fnomceo, che sostenere la legge 194 non significa essere favorevoli all’aborto ma, al contrario, desiderarne la prevenzione, e che la scelta di interrompere una gravidanza è, per una donna, una decisione estrema e sempre drammatica e sofferta. Anna Pullace |
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Non è la prima volta, da quando è stata emanata 30 anni fa, che la legge sulla regolamentazione dell’aborto si trova nell’occhio del ciclone. Negli ultimi giorni si è intensificato il dibattito su tutti i fronti, politico, sociale e culturale, ci sono stati attacchi da parte della Chiesa cattolica, prese di posizione di medici, manifestazioni di piazza in sua difesa e, addirittura, la nascita di una lista elettorale per contrastare questa legge.