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04
2008
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Gli archi sono rock PDF Stampa E-mail
Scritto da Meno Occhipinti   
sabato 09 febbraio 2008

laura_bis.jpgIntervista a L’Aura, la giovane cantautrice bresciana, in occasione del concerto che ha tenuto a Modica il 3 febbraio scorso.

Era influenzata ma nessuno se n'è accorto e il suo concerto è stato molto bello e toccante. Stiamo parlando di L’Aura, la giovane cantautrice bresciana che la sera del 3 febbraio si è esibita in un teatro Garibaldi di Modica (RG) quasi sold out, per la stagione 2008 organizzata dall’associazione The Entertainement.

Sul palco, ad accompagnarla, lo GNU Quartet, per un concerto acustico ma dai toni rockettari (“Gli archi possono essere rock”), durante il quale la brava cantautrice ha sapientemente alternato brani tratti dal Okumuku, il suo primo CD, con quelli incisi su Demian, il suo secondo e, per il momento (ma un nuovo CD che raccoglierà il meglio dei due precedenti e qualcosa di nuovo uscirà subito dopo Sanremo), ultimo lavoro.

Alla fine del concerto l’abbiamo incontrata.

laura.jpgCom’è nata la collaborazione con lo Gnu Quartet?
Sono stati loro a contattarmi. Due anni fa Stefano (Cobrera, ndr) mi ha proposto di fare un concerto a Vercelli, che è andato molto bene. Io poi ho sentito delle cose che lui aveva fatto con altri gruppi, e mi sono piaciute molto. Così, alla fine, è nata questa tournée.

Questo spettacolo, con questa formazione, sarà solo per l’inverno o pensi di riproporlo anche in estate?
Io penso che questo genere di spettacolo non sia adatto all’estate, a meno che non si suoni in posti molto belli, un po’ raccolti. Nelle feste di paese, nelle piazze, non ce lo vedo. Quest’estate credo che girerò con la mia band. Tornerò al rock’n’roll.

Come mai canti anche in inglese? Stasera, durante il concerto, hai detto che così puoi dire quello che ti viene, tanto nessuno capisce le parole…
No, a me piace divertirmi e quella era una presa in giro… (ride) Credo che i due anni che ho passato a San Francisco mi abbiano spinto a comporre in inglese. Ma adesso sono in Italia e in futuro vorrei cercare di non cantare più in inglese. Finché i miei dischi vengono pubblicati qui, forse non ha molto senso che io canti in inglese.

Sanremo nel 2006 come “giovane”, Sanremo nel 2008 ma questa volta come “big”. Che significa per te?
Per me non molto, se non che l’attenzione su di te e quindi la promozione per un disco va alle stelle. Spero solo di non passare anche quest’anno a mezzanotte così come mi è successo due anni fa… Sarebbe una sfiga clamorosa… (ride).

L’Aura è stanca e sono numerosi i fans che, davanti al camerino, aspettano per avere un suo autografo. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento, chiaramente virtuale, per le serate di Sanremo.
 
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