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Un film di Rob Reiner con Jack Nicholson e Morgan Freeman, uscito in questi giorni nelle sale: fa piangere, fa ridere, ma soprattutto fa pensare.
Reiner ha puntato su due glorie del cinema americano che poche volte hanno deluso i loro fans.
Jack Nicholson e Morgan Freeman interpretano i loro personaggi migliori: il vecchio brontolone e spocchioso Edward e il pacifico e sereno Carter.
Due clichè che spesso si sono ripetuti nei loro film.
Edward è il proprietario di un ospedale inteso come tale e non come centro di benessere, come ci tiene a precisare il personaggio in una delle prime apparizioni del film.
Niente stanze singole quindi, solo doppie; più avanti si pentirà di questa politica, quando anche lui avrà bisogno di cure mediche.
Conta quattro matrimoni falliti e un quinto con il lavoro, che a suo dire è stato il migliore e il più riuscito.
Carter ha avuto una sola donna, il suo grande amore, tre splendidi figli e amati nipoti, ha rinunciato all’università per mantenere la sua famiglia: qualche rimpianto ma è andata così.
E' passata una vita ed ora entrambi questi uomini con ben poco in comune, si ritrovano nella stessa stanza d’ospedale ad accettare la medesima dura realtà: la loro vita sta finendo.
Edward e Carter non intendono però attendere questa fine in un letto, fanno le valigie e partono all’inseguimento dei sogni di una vita, elencati su un pezzo di carta sgualcita.
Ognuno sposa i desideri dell’altro e li fa propri, strappandoli e proteggendoli dal disincanto della malattia.
Morte e vita si inseguono per tutta la durata del film, alla fine vince la morte, perché così è la vita, ma Edward e Carter vivranno per sempre immersi in uno spettacolo immenso.
Manuela Bellomo
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