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Trasformare la pigrizia da vizio a virtù.
Ci ha provato il Museo Planetario di Bogotà che ha dedicato una curiosa iniziativa a scansafatiche convinti, eterni fannulloni e amanti del dolce far niente.
Nelle sale del museo, attrezzate e predisposte ad accogliere attività distensive, si è praticata l'arte della pigrizia con il nobile scopo di recuperare gli antichi valori dell'ozio.
Numerosi visitatori hanno aderito alla "Settimana della pigrizia": si sono sdraiati su morbidi divani davanti a enormi televisori, appisolati su letti e comode amache, sprofondati in avvolgenti poltrone, immersi in atmosfere di luci, colori e suoni davvero rilassanti.
Alcuni, i più premurosi e viziati, hanno portato da casa il proprio cuscino altri, strumenti personali per svolgere al meglio l'impegno: lo smalto per unghie, una bottiglia di vino, dei dolci, una rivista, l'agenda telefonica, il lavoro a maglia, giochi da tavolo...
Tutti insomma si sono dati da fare per non fare o fare poco..
Ma la provocazione induce alla riflessione: l'iniziativa si colloca infatti all'interno della mostra "Estudias o trabajas?" curata dal Grupo G15, una sorta di indagine conoscitiva sull'identità della capitale colombiana o meglio sui suoi abitanti, sul loro modo di vivere e di essere.
L'esperienza della pigrizia nel contesto di "Studi o lavori?" è così stata l'occasione per meditare sui propri ritmi esistenziali, il mezzo per indagare ed eventualmente estendere il proprio concetto di ozio.
Oggi, in un mondo così dinamico e frenetico, il termine ozio è percepito e spesso ridotto alla forma più negativa legata all'assenza di attività mentre, sarebbe importante riscoprirne la completezza, recuperarne la complessità di virtù che un tempo esprimeva.
Con otium i latini sconfinavano la terraferma del dolce far niente e approdavano a isole felici, fatte di lettura, riflessione, cura del corpo, ascolto della musica..
Quante cose gli antichi potrebbero ancora insegnarci..
La provocazione comunque è stata colta con entusiasmo da molti colombiani entrati nel museo per vivere l'esperienza.
Anche i più settici, coloro che definivano la pereza una sorta di malattia degli esseri umani si sono dovuti ricredere: abituati a visitare mostre decisamente di altro tipo hanno riscoperto il piacere e l'utilità di schiacciare un pisolino, di fare un cruciverba, di leggere un libro, azioni ormai cancellate dalla loro spasmodica iperattività.
Jeremy McDermott, corrispondente della BBC, sottolineando il successo e i benefici dell'esposizione temporanea, ha ribadito: "L'idea è quella di spingere la gente durante le vacanze a pensare alla pigrizia e al suo opposto, il lavoro estremo, e forse di giungere ad una qualche conclusione equilibrata".
Ma è nelle parole della curatrice Marcela Arrieta che si coglie tutto il senso e lo scopo della mostra: "Vorremmo che la gente pensasse alle implicazioni sociali di una pennichella, dello stare semplicemente senza far niente e del perder tempo. Vogliamo che ognuno si interroghi su questo", e aggiunge " i più entusiasti sono i bambini: loro riescono davvero a vivere l'ozio in modo creativo, magari semplicemente disponendo i cuscini in modo diverso. E, soprattutto danno il medesimo valore all'attività e al riposo: la pigrizia per loro non ha alcuna connotazione negativa".
La settimana della pigrizia e dell'ozio lascia spazio in questi giorni alla settimana dedicata al lavoro delle guardie, altra curiosa iniziativa del museo colombiano, che permetterà ai visitatori di seguire minuto per minuto la giornata di un vigilante.
Avanti di questo passo, chissà quali altre strane settimane ci attendono..
Enrico Forti
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