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Scritto da Anna Pullace
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mercoledì 16 gennaio 2008 |
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Dall’inglese “to mob” (attaccare, assalire, aggredire), indica il comportamento di alcune specie animali che circondano in modo minaccioso un membro del gruppo per allontanarlo.Le forme con cui il mobbing viene attuato in azienda sono varie: isolamento del dipendente, assegnazione di mansioni dequalificanti, sovraccarico di lavoro, critiche continue, sia professionali che personali, vessazioni, insinuazioni, umiliazioni, minacce e ritorsioni.Si parla di mobbing quando i datori di lavoro (o i colleghi in caso di mobbing orizzontale) attuano questa serie di azioni in modo continuo e sistematico con lo scopo di portare il dipendente alle dimissioni.Per il dipendente dimissionario è molto difficile dimostrare la giusta causa, in quanto sul mobbing non esiste, in Italia, una normativa specifica, ma si può solamente attingere a norme generiche sul diritto alla salute e la sicurezza sul lavoro. Senza contare che l’onere della prova, tutto a suo carico, e la produzione di testimonianze o intercettazioni ambientali (con il rischio di violare la privacy altrui).
Chi è oggetto di mobbing è doppiamente colpito: non solo nella salute psico-fisica, per la pressione psicologica che subisce, ma anche economicamente, perché dimettendosi perde una fonte sicura di reddito senza risarcimento di danni morali, fisici o patrimoniali.
Anna Pullace
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