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La regina delle nevi di Teresa Ludovico (produzione Teatro Kismet OperA - Bari) è sbarcata finalmente al Teatro Curci di Barletta, dopo il successo di pubblico e critica ottenuto all' estero.
Tre spettacoli (dall' 11 al 13 gennaio) in cui il pubblico barlettano e del nord-barese ha potuto confrontarsi con la rilettura della fiaba di Hans Christian Andersen.
Dinamismo e plasticità sono le chiavi utilizzate
dalla regista di Gioia del Colle per reinterpretare una storia
destinata apparentemente ad un pubblico infantile ma in realtà piena di
significati e messaggi universali.
Il passaggio dalla fanciullezza all' età dell'adolescenza sono raffigurati da metafore, come il viaggio che Gerda, la protagonista, intraprende per ritrovare l' amichetto Kay, rapito dalla crudele regina delle nevi.
La messa in scena è affidata alle coreografie di Giorgio Rossi e sono proprie queste a dare alla storia un sapore moderno ed universale. La regina ha un aspetto orientale,
molto simile ai cattivi degli anime giappponesi, ben lontana dalle
classiche antagoniste che siamo abituati a vedere, molto più adulto. I
protagonisti sono maturi nonostante rappresentino dei bambini e tutti i
personaggi in genere esprimono e vogliono raffigurare storie del
presente più che del passato. La danza, insomma , come collante tra ciò
che è stato e cio che sarà, come mezzo per raffigurare gli effetti
speciali che hanno ormai invaso i film del terzo millennio.
La scheggia di ghiaccio finita nel cuore di Kay è quella che un po'
tutti oggi conserviamo nel nostro cuore; il pianto d'amore di Gerda
riuscirà a scioglierla alla fine.
Come ci dice la stessa regista: «Per sconfiggere la regina delle
nevi non occorrono pozioni magiche. Il pianto di Gerda scioglie il
dolore raggrumato nel cuore di Kay: è l'amore, quell'andare verso. L' interesse appassionato per questa fiaba nasce dal riconoscimento
della sua ricchezza simbolica, è il percorso iniziatico di due bambini
dall'infanzia all' adolescenza, un tempo della vita in cui si è molto
vulnerabili, ci si ritrova diversi, a volte arroganti, con lo sguardo
duro, soli. Il bacio di ghiaccio della regina delle nevi ruba lo
stupore dell'infanzia e allora la razionalità domina l'esistenza.
Questa fiaba ci incoraggia ad andare là, dove qualcuno è prigioniero
delle nevi, e uscirne insieme».
Un messaggio di amore universale e l'invito ad essere solidali gli uni con gli altri.
Gerardo Larosa
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