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Da oltre due anni a Pisa vengono operati pazienti con sordità di entità medio-grave, utilizzando le prime protesi totalmente impiantabili. Tutti i componenti, dal microfono ricevitore alla batteria di alimentazione ricaricabile, non sono visibili. “Un passo avanti di rilievo – spiega il professor Paolo Bruschini docente della Facoltà di Medina e Chirurgia e direttore di Otorinolaringoiatria 2° dell’Azienda Ospedaliera Universitaria - Basti pensare a cosa può significare per i giovani con deficit uditivi più o meno gravi: grazie a questo impianto possono avere una vita sociale normale e praticare sport come il nuoto, anche a livello agonistico. Senza dimenticare che la protesi esterna stigmatizza la loro disabilità”.
C’è poi una differenza funzionale tra le protesi impiantabili e le protesi esterne che riguarda la qualità del suono: niente fischi, minore distorsione e quindi migliore comprensione della voce, anche in ambienti rumorosi. “A differenza delle protesi acustiche esterne che trasmettono il suono amplificato all’orecchio, spiega il professore, quelle impiantabili trasformano il segnale sonoro in vibrazione meccanica applicata alla catena ossiculare”. E il centro otologico pisano ha fatto passi avanti nella loro applicazione: ciò ha consentito di curare la sordità anche in chi il condotto uditivo ed il padiglione auricolare erano assenti come in alcuni bambini con malformazioni congenite . Fino ad ora Pisa è l’unico centro italiano ad impiantare protesi completamente interne.
Certo non sempre questa tecnologia può essere utilizzat. Ma oltre al tradizionale apparecchio acustico, esistono anche protesi semi impiantabili che , con una piccolissima parte esterna posta in contatto magnetico con quella interna, riducono l' impatto visivo e salvano la privacy del paziente ma utilizzano gli stessi principi di funzionamento .I l professor Bruschini sottolinea che “questo tipo di tecnologie sono ancora limitate a pochi ospedali, anche per i costi elevati, ma da parte dei colleghi chirurghi e dell’intera comunità scientifica c’è molto interesse”.
“Le protesi impiantabili aprono grandi prospettive di progresso in otologia. Abbinano l’interesse del chirurgo alle nuove tecnologie e consentono di intervenire con successo su forme di sordità altrimenti irrisolvibili. Le protesi impiantabili non fanno concorrenza a quelle esterne perché hanno indicazioni diverse in molte forme di sordità, in cui le protesi tradizionali non sono utilizzabili”.
L’ intervento chirurgico è complesso, ma assolutamente poco invasivo e per questo ben sopportato dai pazienti. Dura poco più di un’ora ed il ricovero ospedaliero è di 2 giorni come altri interventi otologici di routine. Ben si adatta, quindi, ad essere eseguito anche su pazienti anziani.
Andrea Marchetti
fonte: ufficio stampa dell' Università di Pisa
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